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Appunti
- A PROPOSITO DELLA MIA ASSENZA AL PROCESSO A FEDERICO II (BARI, TEATRO PETRUZZELLI, 5 FEBBRAIO 2011) –
all’Ill.mo Sig. Direttore
de “La Gazzetta del Mezzogiorno”, Bari
Signor Direttore,
mi permetta alcune precisazioni in ordine alla mia mancata presenza del 5 febbraio u.s. al teatro Petruzzelli, dove avrei dovuto presiedere la giuria del “Processo a Federico II”. Come prevedevo, non sono mancate né le informazioni errate, né le interpretazioni scorrette. Dichiaro quindi formalmente quanto segue:
1. Fui invitato a presiedere la giuria solo il giorno 3, con una telefonata di un’autorevole personalità barese ch’è anche un caro amico personale. Accettai, nonostante ciò mi procurasse non pochi problemi logistici.
2. Gli organizzatori mi contattarono a loro volta molto gentilmente, omettendo però d’informarmi sulla presenza, in un ruolo-chiave del “processo-spettacolo”, di un personaggio politico di rilievo come il senatore Quagliariello. Presenze del genere costituiscono di per sé un fatto politico, anche se e quando di politica non si parla. Sarebbe stato dovere degli organizzatori informarmi della sua presenza e mio diritto regolarmi liberamente di conseguenza. Naturalmente, escludo nel modo più assoluto che la mancata informazione sia stata dovuta a malafede da parte di chicchessia.
3. Non ho alcun tipo di “ruggine accademica” né di animosità personale nei confronti del senatore Quagliariello. Le nostre diverse posizioni intellettuali e politiche dovrebbero casomai essere motivo di discussione, non di mancati incontri. Amo quanto lui i giochi intellettuali e l’ho dimostrato più volte. In tempi normali, avrei accettato il gioco anche stavolta.
4. Il fatto è che questi non sono affatto “tempi normali”. Appartengo a un settore della società civile italiana ch’è stato gravemente colpito sia dalla “riforma” universitaria, sia dalle conseguenze dei “tagli” della finanziaria sulle ricerca scientifica (l’Istituto Storico Italiano per il Medio Evo, del Consiglio Direttivo del quale faccio parte, sta attraversando in seguito a ciò una gravissima crisi). Il senatore Quagliariello ha preso posizione, a proposito di università e di finanziaria, in un modo dal quale io decisamente dissento. Siamo d’altronde in una congiuntura che potrebb’esssere pre-elettorale. E’ del tutto naturale che in occasioni come questi i politici aspirino a conseguire la massima visibilità possibile. Dal momento che a mia conoscenza la personalità di Federico II non rientra né negli interessi, né nelle competenze del senatore Quagliariello, ne deduco che al Petruzzelli di Bari egli fosse presente – al di là del gusto per il “gioco intellettuale”, che condivido – anche per un motivo politico obiettivo e preciso, ancorché implicito. Ciò rientra nei suoi diritti. Ma, in questo specifico momento, ho preferito non avallare con la mia presenza una scelta che esulava dagli obiettivi ludico-intellettuali della serata.
Con la richiesta d’integrale pubblicazione, e con i miei rispettosi saluti.
Franco Cardini, 6/2/2011
- Ancora su Federico II e Quagliariello a Bari il
5.2.2011: una precisazione -
All’Ill.mo Sig. Direttore de
“La Gazzetta del Mezzogiorno”, Bari.
Caro Direttore,
leggo con qualche ritardo la replica che il sen. Quagliariello ha ritenuto opportuno inviarLe in relazione all’increscioso incidente della serata del 5 febbraio. Ho giustificato la mia scelta di non partecipare a quella serata sottolineando che la presenza del senatore al Petruzzelli nelle vesti di Federico II in tale sede non poteva non comportare un valore obiettivamente politico: anche dato il ruolo che egli sta assumendo proprio all’interno della dialettica del PdL pugliese, cosa questa nota a tutti. Il senatore parla di un libero gioco intellettuale che egli avrebbe accettato; ma, dato ch’è anche un collega universitario, gli sarà chiaro che per assumere un ruolo in un gioco intellettuale (il gioco è, come ci ha insegnato Johan Huizinga, “una cosa seria”) bisogna disporre delle corrette competenze necessarie: cosa che egli nella fattispecie non aveva e non ha, semplicemente perché non si occupa di questioni federiciane. Non avendole, la sua presentazione del personaggio Federico non può non essere stata obiettivamente condizionata dagli schemi intellettuali di colui che lo interpretava. Testimoni attenti e fededegni mi dicono che ad esempio il senatore si è concesso, parlando, una battuta ironica a proposito dei falconi dell’imperatore: osservando che migliori erano forse i tempi in cui i falconi servivano a portare le notizie, rispetto ai nostri in cui si usano le intercettazioni. Frase che contiene un grave errore storico (i falconi servivano per la caccia ai volatili; per le notizie si usavano i colombi) e un’allusione al presente che è politica eccome: e sono certo che ce ne saranno state altre. Ribadisco quindi che la mia scelta di non essere presente è stata opportuna: anche per evitare discussioni che, sia pur condotte al puro livello storico (o proprio per quello), avrebbero potuto diventar imbarazzanti.
Rassicuro inoltre il senatore e tutti i lettori: ordinariamente, io accetto il confronto con chiunque, anche e soprattutto con chi ha idee diverse dalle mie. Ma in questo momento di eccezionale e inaudita gravità non mi è parso il caso di “giocare alla storia” con un politico della cui presenza non ero stato avvertito (come sarebbe stato mio diritto) e che autorevolmente sostiene il potere gestito da un personaggio che se ne serve a mio avviso in modo immorale. La questione è etica: non politica.
Infine, il senatore parla di “stile”. Non accetto lezioni di stile né da lui né da nessun altro. Non sono stato io a pubblicizzare l’incidente: anzi, parlando con l’ottima segretaria degli organizzatori l’autorizzai la sera del 5 a informare pure la stampa, se essi lo avessero ritenuto necessario, che la mia assenza era dovuta a contingenze di tipo personale. Non era una bugia: bensì solo una prudenziale omissione di particolari. Qualcuno, non io, deve aver pensato che fosse opportuno trasformare un incidente in una notizia: evidentemente per i soliti motivi politico-mediatici. Dal canto mio, a quel punto mi sono solo limitato a rispondere alle domande di giornalisti che mi avevano interpellato.
Cordiali saluti,
Firenze, 11.2.2011
Franco Cardini
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