www.francocardini.net


Appunti

- IL CASO IRAN –

Firenze, 3.1.2010.

Qualcosa di molto grave si sta profilando in Occidente: qualcosa che forse minaccia il mondo. E’ uno scenario che purtroppo abbiamo già visto. Tra 2002 e 2003 i governi statunitense e britannico inscenarono una pietosa e vergognosa commedia cercando di far credere al mondo che l’Iraq di Saddam Hussein fosse in possesso di pericolose armi segrete di distruzione di massa. Era incredibile: e infatti chi aveva capacità di comprendere e di assumere informazioni precise si rese subito conto che si trattava di una colossale e infame menzogna. Ma i mass media insistevano, i politici – anche italiani – erano già decisi a seguire il sentiero tracciato del sinistro signor Bush: il risultato fu la guerra e un’occupazione che perdura e dalla quale gli stessi italiani non sanno come far a uscire. Sette anni dopo, siamo alle solite: analogo scenario, analoghe sfrontate bugie. La vittima designata, ora, è l’Iran. Auguriamoci che le dissennate dichiarazioni dei politici e dei mass media non preludano a qualcosa di simile al pasticcio irakeno: stavolta sarebbe molto più grave.

Parliamo d’Iran. Tanto, lo fanno tutti. Ma proviamo a cambiar registro. Mettiamo da parte le solite geremiadi sulla dittatura teocratica, sul fondamentalismo dei pasdaran, sul chador, sulla minaccia nucleare. Parliamo d’Iran cercando (“Hai visto mai?”, come dicono a Roma…) di centrare sul serio il nostro obiettivo storico-politico. Di capirci qualcosa. I dati, anzitutto: magari in cifre tonde, per ricordarli meglio.

La Repubblica Islamica dell’Iran (Jhomutiye Islamiye Iran) ha una superficie di qualcosa di più di un milione di chilometri quadri, una popolazione di oltre 70 milioni di abitanti (col 70% sotto i 30 anni), un tasso di alfabetizzazione all’80% che ne fa uno dei paesi obiettivamente meglio piazzati al mondo quanto a cultura di base. La popolazione è musulmana sciita “duodecimana” (conosce cioè una succesione di dodici imam dopo Ali; altri sciiti, minoritari, sono “settimimani”, ne riconoscono solo sette) al 90%, con il restante 10% sunnita ma anche con minoranze riconosciute (80.000 cristiani, 30.000 mazdei, cioè zoroastriani, 13.000 ebrei) e altre minoranze non riconosciute in quanto considerate musulmane “devianti”, cioè bahai, mendei, yezidi. Etnicamente, gli “indoeuropei” persiani sono oltre la metà, vi sono poi un 25% di azeri a nord-ovest un 15% tra gilaki, mazandaranii e curdi e il restante 10% distribuito tra curdi, arabi, beluci, lori e turkmeni. Il tasso di crescita demografica supera il 2%, la speranza di vita è prossima ai 70 anni.

CONTINUA