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Appunti
L’OPINIONE, LA LIBERTA’, LA
COERENZA
Siamo davvero tutti d’accordo sul fatto che il “reato
d’opinione” sia un attentato alla liberta di coscienza
quindi alla dignita della persona umana, e una
contraddizione in termini in democrazia? E, se lo siamo,
come si concilia tutto cio col fatto che talvolta, dinanzi
a idee che ci paiono aberranti o alla violenza di chi
espone il proprio parere in termini che ci appaiono
gravemente lesivi di valori che sentiamo intangibili,
esigiamo che la legge tuteli la dignita e la decenza?
Com’e possibile che le stesse persone ora invochino il
rigore della giustizia contro espressioni del pensiero
altrui che sono loro apparse indecenti e intollerabili, ad
esempio contro offese alla morale o alla religione, e ora
si scandalizzino invece per il fatto che qualcuno finisca
dinanzi ai giudici proprio per essersi espresso in troppa
liberta, magari come la sua coscienza gli dettava?
Eppure succede. Lo constatavo proprio in questio
ultimissimi giorni, con un misto di divertimento e di
malinconia. Prendiamo un caso emblematico. Su “Il Corriere
della Sera” del 21 maggio scorso, il Vicedirettore
Pierluigi Battista – lo chiamo cosi perche so che ci tiene
– se la prendeva con la versione italiana del Corano edita
dall’Unione delle Comunita Islamiche in Italia (U.C.O.I.I.)
e con l’autore del commento al sacro libro, il presidente
di essa Hamza R. Piccardo, con il quale aveva gia mesi or
sono polemizzato Magdi Allam. Citando un libro recente del
giornalista Carlo Panella, Il Vicedirettore Battista
s’indignava per alcune espressioni di Piccardo che
riteneva antisemite. E un po’ se la prendeva anche con me,
che di tale Corano, edito dalla Newton Compton, ho scritto
– da cattolico – la Prefazione. Gli ho replicato con una
lettera, edita sullo stesso giornale il 23, sostenendo che
nel lavoro di Piccardo non e rilevabile traccia di
antisemitismo, che semmai alcune frasi sono riconducibili
alla tradizione controversistica antiebraica – ch’e cosa
riprovevole, ma ben diversa dall’antisemitismo – e
annunziando comunque che Piccardo stava da tempo rivedendo
il suo commento (che difatti uscira tra breve rinnovato).
E lui mi ha ribattuto nella medesima sede, aggrondato, che
“spiace” che io “sottovaluti” il problema, anzi che la
cosa addirittura “preoccupa”. Il che lascia capire che,
sotto sotto, egli pensi che sono un po’ antisemita
anch’io: e che, insomma, lo decide lui chi e antisemita.
L’antisemitismo e una cosa orribile e l’antigiudaismo e
riprovevole, tanto piu che questo puo essere alibi di
quello. Ma il problema e: quando resti nell’ambito della
idee, il professarlo e “reato d’opinione”? Direi di si,
perche ci sono delle leggi. In deroga al principio
generale secondo il quale tale reato fa a pugni con la
liberta e la democrazia.
Ma se Battista in questo caso fa pensare di condividere la
tesi della legittimita del “reato d’opinione”, perche
s’indigna poi se il medesimo principio viene applicato nei
confronti di altri obiettivi e contesti? Perche scrive,
sempre sul giornale di cui e valoroso Vicedirettore, un
articolo di fuoco, il 25 maggio, contro la decisione di
quel giudice che, dando di nuovo fiato a un’archiviata
denunzia dell’ineffabile Adel Smith (quello che butta i
crocifissi fuor di finestra), trascina in tribunale
nientemeno che Oriana Fallaci per le espressioni che essa,
nel suo libro La forza della ragione, essa usa nei
confronti dell’Islam, e che obiettivamente sono molto piu
forti, dure e offensive di quelle usate da Piccardo nei
confronti degli ebrei?
Io sono convinto che il “reato d’opinione” non dovrebbe
esistere. Il codice penale e piu che sufficiente: ed esso
punisce gli atti, non le idee ne le intenzioni giudicar le
quali va lasciato a Dio (una calunnia, ad esempio, e un
fatto: e come tale si persegue). Il punto e che vi sono
idee difficili da difendere, magari perche ci ripugnano.
Eppure, se crediamo nella liberta, sono proprio quelle,
anche le piu aberranti e lontane da noi, che dovremmo
difendere. Il Vicedirettor Battista lo fa con la Fallaci;
ma non fa lo stesso con Piccardo. Perche?
Difendere gli ebrei e sacrosanto: lo e in assoluto, e lo e
soprattutto dopo Auschwitz. Ma la loro tragedia e,
appunto, esemplare della necessita di tutelare tutte le
liberta. E la difesa delle liberta si fa a
trecentosessanta gradi. Se ci s’accontenta di farla a
trecentocinquantanove, crolla tutto. Anche la famosa
“Legge Mancino”, ad esempio, e illiberale. Anche la XXIII
Disposizione “transitoria e finale” della Costituzione
repubblicana lo e.
Mesi fa, allo storico revisionista David Irving fu
impedito di venir in Italia a tenere un ciclo di
conferenze. Qualche settimana fa un intellettuale che
ammiro sconfinatamente, Claudio Magris, dichiaro che non
avrebbe mai piu messo piede nel “suo” triestino Caffe
degli Specchi perche avevano invitato a parlarci
l’intellettuale della nuova destra Alain de Benoist.
D’accordo: oggi da noi difender gli ebrei e diventato
comodo (quando non lo era, nel ’38, stemmo vergognosamente
zitti), mentre tutelare i diritti di uno studioso sospetto
di esser troppo indulgente con Adolf Hitler puo essere
impopolare e controproducente per chi lo faccia. Ma, o
Vicedirettor Battista, vogliamo o no difenderla, questa
benedettissima liberta d’opinione? Allora bisogna
difenderla tutta. Quella della Fallaci, quella di
Piccardo, quella di Irving e quella di De Benoist. Se non
si hanno la coerenza e il coraggio di agir cosi, allora
non ci s’impanchi a giudice, non si faccia il Maestrino di
Morale. Nemmeno se si dispone di una tribuna come “Il
Corriere”. Non e ne decente, ne credibile.
Franco Cardini
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