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Appunti
PERCHE’ NON
DOBBIAMO PIU’ DIRCI CRISTIANI
(A MENO DI
NON ESSERLO)
L’osceno termine “cristianista” e stato coniato in
analogia rispetto all’assolutamente corretto aggettivo francese islamiste, che indica la degenerazione “ideologica” dell’Islam –
la quale tratta appunto l’Islam come un “-ismo”, un’ideologia – ee
che rende l’idea di quel che siano gli estremisti radicali del mondo
musulmano molto meglio di quanto non faccia il goffo e usurato
aggettivo “fondamentalista”, preso a prestito dal protestantesimo
statunitense.
I “cristianisti” che denominano in tal modo se stessi, e
che a quel che pare sono fieri e felici di esserlo, sono coloro che
hanno scelto di difendere, anzi di rivendicare tutto quel che sembra
loro l’esito della civilta cristiana (e, almeno nei paesi
prevalentemente, storicamente e formalmente cattolici, appunto
“cattolica”) indipendentemente dall’adesione o meno alla fede
cattolica. Sono quindi in pari o quanto meno analoga misura “cristianisti”,
e quindi dalla stessa parte della barricata in quello ch’e
attualmente (o quanto meno in quello ch’essi sostengono essere in
atto, e che io credo essi auspichino divenga realta e facciano
quanto e in loro affinche realta divenga) lo “scontro di civilta”,
personaggi dalla storia personale e dalle origini religiose,
storiche, politiche e culturali ben diverse: tradizionalisti
cattolici di varia origine (e divertente ma difficile orientarsi in
un arcipelago settario e litigioso come il loro, solcato sovente da
ostilita feroci che hanno origine formale in sottili questioni
teologiche, canonistiche o liturgiche, ma che talvolta celano
rivalita di piu modesta e meno nobile motivazione),
“tradizionalisti” di altra matrice (massonica, neopagana,
eclettica…), ex adoratori del Dio Eridano frettolosamente convertiti
al culto del crocifisso-appeso-dappertutto (meno che, naturalmente,
a casa propria), cantori (spero per loro che siano almeno ben
prezzolati) d’un bislacco catto-bushismo-berlusconismo incentrato
sul “primato dell’Occidente” e sull’ “antirelativismo” (non senza
una desolante confusione tra relativismo etico e relativismo
antropologico, che sono cose del tutto eterogenee), agnostici e
anticlericali storici che adesso riscoprono la differenza tra
“laici” e “laicisti” e se ne fanno strumentale bandiera politica, teocons (per motivi che i francofoni comprenderanno bene,
preferisco scriverlo alla francese che all’inglese) che hanno
abbracciato con entusiasmo il liberal-liberismo-libertarismo e amano
teorizzare la differenza tra la Rivoluzione americana e quella
francese opponendo liberal-liberismo a giacobinismo e
liberal-liberisti-libertari conquistati repentinamente all’ondeggiar
di vessilli e all’aroma d’incenso del cattolicesimo duro-e-puro.
Seguo con attenzione le peripezie ginnico-sportive di questa
bizzarra ed eterogenea ma non innocente e tanto meno disinteressata
fauna: anche se negli ultimi tempi me ne sono un po’ stancato, dal
momento che dal loro massmediaticamente ben foraggiato fronte non
esce mai nulla che non sia desolatamente banale e prevedibile. Dal
momento che ho difficolta a immaginare che i loro leaders e
i loro guru siano in buona fede – il che equivarrebbe a
doversi arrendere alla realta d’una loro completa e irreversibile
idiozia -, mi vedo costretto a ritenerli disonesti: e quindi non ho
loro nulla da dire. Ma dal momento che non posso escludere che in
buona fede siano alcuni loro seguaci, e che cio non vuol
necessariamente dire che siano degli imbecilli (la loro scelta di
campo puo ben essere stata motivata da piu o meno complessi motivi:
malinteso senso di fedelta, carenza di senso critico, mancanza di
preparazione, difetto di logica, giovanile entusiasmo, pregiudizi,
faziosita), credo non inutile rivolgermi a loro per sottolineare due
semplici cose.
Primo: contrariamente a quel che sosteneva don Benedetto Croce, non
solo e possibile, ma al contrario e necessario e doveroso non dirsi
cristiani se non si aderisce almeno a quanto stabilito dai concili
di Nicea, Efeso e Calcedonia (secc.IV-V): il che automaticamente
esclude dalla comunita cristiana gli agnostici e i laicisti che oggi
pretendono di ergersi a difensori della “civilta cristiana”.
Secondo: il cristianesimo e – in se e soprattutto in una sua
particolar forma, quella della confessione cattolica – qualcosa di
molto piu complesso della semplice difesa non dico di una tradizione
storica, che sarebbe gia qualcosa, ma anche di questa o di quella
posizione in ordine alla morale sessuale, o alla teologia della
famiglia, o all’etica biologica: tutte cose di assoluta e primaria
importanza, che tuttavia vanno composte nel contesto ben piu ampio e
profondo della fede cristiana e della sua pratica storicamente
vissuta, vale a dire della religione distinta nelle differenti
confessioni.
Sento sovente parlare di teologia e di liturgia, in certi ambienti
tradizionalisti che, avendo rapidamente dimenticato quel Sillabo di Pio IX che pure era stato per decenni una delle loro piu
orgogliose bandiere, esaltano oggi l’inedita convergenza tra
cattolicesimo “forte” e liberismo. Non nego l’almeno settoriale
competenza di alcuni di tali ambienti in questioni, appunto,
teologiche o liturgiche. Mi chiedo soltanto se essi non abbiano per
caso dimenticato che, alla fine dei tempi, il Signore non ci
chiedera quanta teologia conosciamo o quanto correttamente abbiamo
praticato la vita liturgica, bensi – semplicemente – se abbiamo o no
provveduto a visitarlo quand’era infermo o carcerato, a soccorrerlo
quand’era nudo e affamato, a sostenerlo quand’era povero e
solo. Nella liturgia della XXX Domenica del tempo Ordinario/A, la
lettura dell’Esodo, 22, 20-26, recita: “Cos’ dice il Signore:
- non molesterai il forestiero ne l’opprimerai, perche voi siete
stati forestieri nel paese d’Egitto. Non maltratterai la vedova o
l’orfano…Altrimenti, quando invochera da me l’aiuto, io ascoltero il
suo grido, perche io sono pietoso”; e il Vangelo secondo Matteo, 23,
34-40, richiamando a quel che il Cristo ritiene il piu grande
comandamento della Legge (“Amerai il Signore Dio tuo con tutto il
cuore, con tutta la tua anima e tutta la tua mente…Amerai il
prossimo tuo come te stesso”), obbliga a chiederci chi sia oggi il
nostro prossimo. Rilevo una sconcertante carenza esegetica, a questo
riguardo, nella pur rigogliosa stampa cattolico-tradizionalista, al
gemer dei torchi della quale i quattro anni del governo Berlusconi
debbono aver economicamente molto giovato. Ma, pur dolendomi per il
fatto ch’essi poco mi soccorrano nella mia ricerca, debbo pur
proseguirla: e mi sembra di capire che ormai, dopo mezzo millennio
di globalizzazione, il mio prossimo (che non coincide per nulla sic et sempliciter con l’umanita: l’iumanitarismo e un
maleolente ed equivoco succedaneo laicista e agnostico della
carita) e rappresentato essenzialmente dagli ultimi della terra di
oggi, quelli dell’ex terzo e quarto mondo.
Mi e
stato chiesto spesso, negli ultimi tempi, da che parte io stia: se
io sia (“ancora”) di destra, o se io sia (“diventato”) di sinistra.
Rispondo una volta sola e per tutte: se volete che si faccia la
storia del mio iter accomodatevi pure. Da me non avrete ne
una reticenza, ne un no comment, ne un’indignazione a
comando. Non ho nulla da rinnegare, nulla di cui vergognarmi. Se
volete un mio giudizio sulla “destra” e la “sinistra” contemporanee,
vi replichero che le parole pesano come pietre, ma solo quando sono
parole vere, non disarticolati fonemi pronunziati con interesse
demagogico: e se oggi il senso di quelle due parole e andato
scivolando e perdendosi, e ha mutato profondamente di segno, la
colpa non e mia; sono i significati dei termini che si sono
spostati, non io. Io continuo a credere in cio in cui ho sempre
creduto. Essenzialmente, cioe, che sia possibile coniugare Liberta e
Giustizia.
Ma
che cos’e Liberta? Che cos’e Giustizia? Non m’illudo di saperlo in
senso assoluto e totale. Credo umilmente di averne intravisto
qualche tratto, e che sia necessario per me ad esso conformarmi.
Sentite come.
Anni
fa, durante uno stage in Scozia, fui ospite con alcuni
colleghi per un week end in un bel castello non lontano dal
Loch Ness. Il padrone di casa ci porto naturalmente in giro per le
stanze in modo da consentirci di ammirare le vecchie glorie della
sua famiglia. C’era tutto: perfino il fantasma, anche se in
quell’occasione non si fece sentire.
Arrivammo cosi, in una lunga sala, dinanzi a un bel quadro in una
cornice dell’Ottocento. Era un grande ritratto che rappresentava,
con straordinario realismo, una splendida signora dagli occhi versi
e dai capelli tra l’oro e il rame, abbigliata con la veste e l’ampio
mantello nero del Saint John Order, l’equivalente anglicano
dell’Ordine di Malta. La bisnonna del Lord locale, com’egli stesso
ci disse: ne andava fiero. E ne aveva ragione. Sua Grazia Lady Ann
Margareth era andata in India, negli anni Ottanta del XIX secolo, a
curare i lebbrosi: e ci era morta.
Il
bisnipote di Sua Grazia raccontava commosso di come i poveri
indigeni del Lahore baciassero quelle mani nobilissime e benedette.
Davvero un’eroina, Lady Ann Margareth.
Eppure, i poveri lebbrosi indiani oggi non le avrebbero forse
tributato altrettanta gratitudine. E avrebbero fatto male: essa ne
aveva ogni diritto. Ma e cosi che va il mondo: e il mondo cambia.
Milady lascio il suo castello e il suo patrimonio per amor dei
diseredati. Anche oggi molti lo fanno, e sia reso loro onore: sono
dei santi e egli eroi, come Teresa di Calcutta.
Ma
ai tempi di Lady Ann Margareth, i disgraziati che alcuni eroici
europei venivano a soccorrere, magari a costo delle loro stesse
vite, non avevano neppur lontanamente idea di quanto di solito la
vitaa del nostro Occidente fosse distante dalla loro; ne sapevano
che i nostri immensi vantaggi riposavano e riposano, in gran parte,
sul fatto che per secoli noi li abbiamo sfruttati; che abbiamo
rubato loro (o acquistato sottocosto) materie prime e forza-lavoro
per poi rivender loro prodotti finiti ai prezzi che volevamo noi;
che abbiamo seminato guerre e carestie nei loro paesi perche questo
ci avvantaggiava. Ora lo sanno: ed e per questo che ci amano meno,
che sono meno disposti a baciarci le mani. Anche a quanti di noi (e
sono molti) lo meritano.
Badate, questo non e il solito piagnisteo del solito pacifista di
sinistra. Io sono di destra, e fiero di essere occidentale. Ma le
responsabilita del colonialismo, i frutti dei quali sono ancor oggi
la base della nostra superiorita socioeconomica (e della loro
miseria, della loro arretratezza, sovente anche della loro schiavitu
perche noi sosteniamo i regimi tirannici dell’ex terzo e quarto
mondo quando ci fanno comodo: faccio un caso tipico di oggi, la
Guinea Equatoriale), sono ormai dinanzi non solo ai nostri occhi, ma
anche ai loro. Lady Ann Margareth sapeva bene tutto questo, i suoi
lebbrosi indiani no; ma ora sappiamo tutto, compreso i miserabili
che dall’America latina all’Asia all’Africa e perfino all’interno
dell’Australia muoiono di fame, di mancanza di cure, di aids e
d’altro, ma che possiedono le paraboliche e vedono come viviamo e
come sprechiamo.
E
allora, ormai non ci sono piu scuse. E’ la campagna dell’ONU No
Excuse 2015, gia avviata fin dal 2002 e molto arretrata nei suoi
scopi. Che comunque sono otto: eliminare la poverta esterna, la fame
e la sete; raggiungere l’istruzione elementare universale;
promuovere la parita della donna; diminuire la mortalita infantile;
migliorare la salute materna; combattere aids, malaria e tutte le
malattie ad alta pericolosita infettiva; assicurare la sostenibilita
ambientale; sviluppare la collaborazione globale per la difesa della
vivibilita del mondo e della dignita umana.
Perche questi non sono traguardi di liberta e di uguaglianza, ma
qualcosa di molto piu profondo ed essenziale: sono traguardi di
dignita. E’ la dignita che costituisce la base di un’autentica e non
retorica liberta, che sia non solo “liberta di” (parola, pensiero,
proprieta ecc.), ma anche e anzitutto “liberta da” (dalla fame,
dalla miseria, dal bisogno, dalla paura, dalla violenza, dallo
sfruttamento). I quattro quinti del mondo, cioe quasi cinque
miliardi di persone, non dispongono di questa piena “liberta da” e
non hanno piu voglia di aspettare, hanno perso la pazienza. E’ la
dignita che costituisce la base di un’autentica e non astratta
uguaglianza: un’uguaglianza possibile e concreta, dal momento che
quella assoluta e perfetta non esiste e se esistesse sarebbe
orribile. Non la “uguaglianza dinanzi alla legge”, ch’e una ridicola
beffa quando non sia accompagnata da altre forme di uguaglianza. Ma
appunto, e semplicemente, uguaglianza o almeno equita nelle
opportunita, nelle condizioni di base.
Questa sara la vera, unica e sacrosanta battaglia del XXI secolo. Se
la vinceremo, l’avremo vinta tutti: noi occidentali riducendo senza
dubbio (di cio bisogna esser coscienti) il nostro benessere e i
nostri privilegi, ma in cambio guadagnando in sicurezza; gli altri
accettando una crescita e un miglioramento solo graduali, e in
cambio rinunziando al risentimento e all’aggressivita. Perche il
terrorismo nasce da questa profonda ingiustizia: e chi lo nega sta
soltanto facendo (lo sappia o no) il gioco dei privilegiati. E sta
lavorando alle tragedie future, che cadranno senza dubbio
sull’umanita intera se un minimo di giustizia non sara ristabilita.
Ormai, non abbiamo piu scuse. Non possiamo piu dire ne che non
sapevamo, ne che non credevamo che gli altri sapessero.
Questa, oggi, e la mia battaglia. Tutto il resto e un equivoco che
non m’interessa. E credo fermamente che il primato sostanziale di
questa battaglia, il suo senso intimo, sia metafisico e metastorico,
non storico ne politico.
Franco Cardini
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