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Appunti
Cari amici,
molti di voi mi hanno chiesto di tenerli aggiornati sul mio sito a proposito della vicenda aperta il 2.10.2006 da un articolo di Pierlugi Battista, che sul “Corriere della Sera” accusava l’eurodeputato Giulietto Chiesa e me di propagandare “colossali sciocchezze” a proposito dei fatti dell’11.9.2001 ed elogiando, per contro, un’inchiesta comparsa su un periodico statunitense e ripresa da uno italiano. I visitatori del mio sito sono stati puntualmente e correttamente informati del fatto che a Battista Chiesa ed io rispondemmo con una lettera circostanziata; ci fu replicato, dal destinatario e dalla Direzione del “Corriere”, che essa era troppo lunga per venir pubblicata. Peccato: forse, dato che si parlava di cose di una certa importanza, essa avrebbe potuto essere un interessante contributo alla discussione. Chiesa ed io accettammo comunque di riscriverla in forma abbreviata, interessati anche dal fatto che Battista ci aveva promesso una replica. Ebbene, la lettera è comparsa nella forma abbreviata, con qualche omissione, su “Il Corriere” del 17.10.u.s., a p. 45: ma corredata da una replica di Battista che fedelmente, anche se non senza malinconia, trascrivo:
“Una parentela diventa, in quanto tale, indizio di illegittimità. E la critica va alla persona, non agli argomenti. Complimenti”.
Spiace che un noto giornalista, che scrive su un quotidiano autorevole, si sottragga in questo modo al confronto delle idee. Battista sa bene che non è affatto irrilevante che l’autore della screditata inchiesta comparsa nel marzo 2005 su “Popular Mechanics”, sia nipote di un ministro di Bush, il signor Michael Chertoff, indiziato come occultatore di alcune prove relative appunto al nine eleventh. Tanto per far un esempio, l’onorevole Previti potrebbe per quanto ne so io essere del tutto innocente della totalità degli addebiti che gli sono stati contestati: ma se sul “Corriere” uscisse un’inchiesta che lo scagionasse del tutto, e si venisse a scoprire poi che l’autore di essa è suo cugino, il ragionevole diritto a dubitare ce l’avremmo eccome. Quanto poi agli argomenti di quell’inchiesta, Battista finge di non rilevare che Chiesa ed io gli avevamo indicato alcuni lavori ben documentati che ne dimostrano l’infondatezza. Altri potremmo aggiungerne: a cominciare dal libro Without precedent, che esce ora negli States a cura degli stessi Thomas Kean, repubblicano, e Lee Hamilton, democratico, addirittura rispettivamente presidente e vicepresidente della Commissione nazionale d’inchiesta statunitense, già organo il cui lavoro è stato variamente criticato.
Ricordo comunque a Battista, a proposito di argomenti, che da cinque anni vado scrivendo quel che penso e raccogliendo le prove che posso su tutta la questione del “giorno che ha cambiato la storia”: e che periodicamente metto a disposizione di tutti il risultato delle mie fatiche. Fino ad oggi, i libri mei o a mia cura usciti sull’argomento sono i seguenti: La paura e l’arroganza, Roma-Bari, Laterza, 2002, pp.XXXIX-208; Per essere Franco. Le rabbie di uno che non sta bene a nessuno, Rimini, Guaraldi, 2003, pp. 141; Astrea e i Titani. Le lobbies americane alla conquista del mondo, Roma-Bari, Laterza, 2003, pp. XII-204; La globalizzazione. Tra nuovo ordine e caos, Rimini, Il Cerchio, 2005, pp.125; La fatica della Libertà. Saggi degli anni difficili, Roma, Fazi, 2006, pp.259. Se nella sua replica Battista sottintende che io non abbia argomenti, può cercarne qualcuno in queste 939 pagine. Che forse meriterrebbero qualcosa di più di una replica lunga un rigo e mezzo, la quale indurrebbe a dubitare – se non fossero note a tutti la serietà e la probità professionali di Battista – che a non aver argomenti sia invece lui, e che si serva con arroganza non proprio leale dei mezzi a sua disposizione (un’importante testata giornalistica, una rubrica televisiva ecc.) per far valere, al posto degli argomenti, la posizione aprioristica che gli è stato affidato il còmpito di sostenere. Che non è, ne sono convinto, il suo caso: e per dimostrare a tutti che ho ragione a esserne convinto, lo sfido fin d’ora a pubblico confronto sui fatti dell’11.9.2001 e sulle loro conseguenze, nei modi e nella sede che sarà lui a scegliere. Se vuole, si faccia pure una squadra, magari con mister Chertoff: io mi farò la mia, e ci faremo tutti quattro belle risate.
Franco Cardini ...18.10.2006
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