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Appunti

Europa 12.3.2006.


- VECCHIA EUROPA E GIOVANE AMERICA -

Il dibattito si fa sempre piu serrato: proviamo ad accrescerne l’intensita ma al tempo stesso a moderarne i toni.
Europa e America; o, piu propriamente, Europa e Stati Uniti d’America: perche il continente americano nel suo complesso e gia altra cosa. Il Canada e il Quebec sono strettamente collegato al Commonwealth e alla Francia; l’America latina, che indubbiamente risente profondamente della prossimita e dell’egemonia degli States (e che, largamente dominata, d’altro canto da loro forti grattacapi: Castro, Chavez, l’invasione democulturale portoricana e messicana...), conserva dal canto suo la forte impronta spagnola o portoghese e mantiene anche, largamente presenti, le sue tradizioni “native”, perche gli indios (a differenza dei “pellerossa” del nord) non sono stati sterminati. Semmai, tutto il continente ha il problema degli afroamericani: e cio costituisce un’ulteriore differenza rispetto all’Europa.
Ma i due campi nei quali ci andiamo attualmente dividendo rispondono in modo differente alla domanda: fino a che punto noi europei e gli “americani” (nel senso degli statunitensi) siamo simili, da che punto in poi diversi?
Alcuni fra noi - in modo abbastanza trasversale: cattolici e laici, “di destra” e “di sinistra” - rispondono sottolineando le affinita, se non addirittura l’identita: entrambi saremmo parte di una sola “civilta occidentale”, incentrata sull’alleanza atlantica e fondata sui valori della democrazia liberale, del rispetto della persona umana, dei diritti dell’Uomo, della liberta dell’individuo.
Altri replicano sottolineando le differenze: la giovane e libera America ha radici senza dubbio europee, ma soprattutto anglo-olandesi e protestanti, principalmente calviniste. Confessione protestante, tradizione giuridica d’origine anglosassone e vicende storiche hanno collaborato nel configurare una “nazione” nata dalla limatura emigrante d’Europa con altri apporti (native American, afroamericano, latinoamericano, anche cinese e giapponese) e fondata su una concezione della liberta individuale tendente a ridurre al minimo i freni sociali e comunitari. Il “bagno di sangue” della guerra civile ha cementato una “nazione” caratterizzata da forti differenze socioeconomiche le elites della quale sono abituate da quasi due secoli (la “dichiarazione Monroe” e del 1823) a considerare il mondo sotto l’aspetto del loro sviluppo, del loro interesse, del loro “manifesto destino”. Il loro concetto di “Occidente” e inscindibile da quello d’un’egemonia sentita come coincidente con il bene oggettivo del genere umano.
Noialtri “vecchi” europei siamo diversi. Ci siamo scannati durante quattro secoli, dal Cinquecento al Novecento, per la fede (cattolica o riformata), per i confini, per le patrie, per le nazioni. Napoleone e Hitler avrebbero voluto far di noi una sola nazione, naturalmente sotto un popolo-guida, perche senza un gruppo-leader le nazioni non nascono. Non ce l’hanno fatta: siamo una costellazione di simili-diversi, un “arcipelago”. Dopo la tragedia della Guerra dei Trent’Anni (1618-1648) e la grande guerra nazionale e civile-ideologica del 1789-1945 distinta in tre fasi drammaticamente collegate fra loro (1789-1815, 1848-1870, 1914-1945), abbiamo imparato che non c’e uscita: o ci uniamo, o non abbiamo futuro. Per il momento, non ce la stiamo facendo: ma bisogna riprovare, magari ripartendo da zero se la prima fase dell’Unione Europea, che adesso appare in crisi, e stata una falsa partenza. Intanto abbiamo imparato due cose: che per vivere in pace bisogna esser pronti alla guerra, se non altro per esser in grado di difendersi, ma che la guerra in se non e mai una soluzione; e che la liberta individuale, se non vogliamo cader in balia di anonime corporations finanziariamente e tecnologicamente egemoniche, dev’esser costantemente protetta ma anche limitata e controllata dalle istituzioni della societa civile nonche condizionata dalla solidarieta e dalla socialita.
Questa la lezione della vecchia Europa alla giovane America; questa la sua alternativa all’American way of life che ha prodotto disuguaglianze e ingiustizie, vertigini di opulenza e abissi di miseria. Un “Occidente” che cancelli queste distinzioni nel nome di un Anschluss culturale euroamericano o di una astratta magna Europa, non c’interessa. Preferiamo restar fedeli alla nostra funzione storica di “cerniera” rispetto alle altre civilta, ai modi di vivere e di pensare diversi dai nostri. Somiglianza e amicizia, magari alleanza, si; rinunzia alla specificita e subordinazione, no.

    Franco Cardini