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Appunti

LA CRISI CAUCASICA, UN NODO EUROMEDITERRANEO, 1.9.2008.

Sulla crisi del Caucaso, duole dire che i mass media occidentali non ce l’hanno proprio raccontata giusta. In politica, un po’ di faziosita e comprensibile; disinformare e raccontar menzogne va perfino bene, e cosa brutta e spiacevole ma in fondo fa parte del gioco. Pero, proprio non si dovrebbe esagerare. E, quando si esagera, vuol dire non solo che si e sul serio disonesti; ma anche che si e sicuri di aver a che fare con un’opinione pubblica piu che acritica, addirittura narcotizzata: che le beve tutte. Ed e putroppo questo il caso della nostra povera Europa.

Tanto piu si deve quindi riconoscenza a chi la dice giusta e la canta chiaro. Onore quindi a Vitali Churkin, ambasciatore russo all’ONU, che ha risposto per le rime al suo collega statunitense, Daniel Wolff, trattandolo esattamente come meritava. Difatti, replicando a Wolff che aveva ripetutamente e pesantemente attaccato la Russia, a proposito della sua invasione della Georgia in appoggio all’Abkhazia e all’Ossezia del Sud, accusandola di aver violato l’integrita d’uno stato sovrano, Churkin ha esemplarmente risposto: “Vorrei chiedere all’esimio rapresentante degli Stati Uniti, a proposito delle armi di distruzione di massa: Le avete gia trovate, in Iraq, o le state ancora cercando?”.

Chapeau. Me e ancora poco. Perche – e Churkin lo sa bene: come lo sappiamo tutti – la questione abkhazo-osseta ha un perfetto parallelo balcanico (molte cose del Caucaso somigliano a quelle dei Balcani) in quella del Kosovo. E quel che stupisce, nei nostri mass media, e soprattutto la mancanza di pudore: come si e potuto, mesi fa, applaudire senza riserve al brigantaggio che separava unilateralmente il Kosovo dalla Serbia e, ora, prendersela con un analogo atto separatista?

Ma a chi ha due dita di pelo sullo stomaco, a chi ha l’amnesia facile e a chi e pronto a indignarsi e a scandalizzarsi a comando, bisognerebbe ricordare, a proposito del parallelismo or ora sottolineato, che in esso c’e un elemento da non dimenticare: e che, in tutti e due i casi, si risolve in una minaccia che evidentemente la Russia non e disposta ad accettare. Da molti mesi ormai, con la scusa dell’adesione dei paesi dell’ex Patto di Varsavia all’Unione Europea e dell’automatismo con i quali essi sono ammessi, al tempo stesso, anche nella compagine “difensiva” (?!) della NATO, gli Stati Uniti stanno circondando il territorio russo stringendolo, da ovest e da sud-ovest, nella cintura delle basi missilistiche piazzate su aree concesse da quei paesi. Missili, anche a testata atomica, puntati contro la Russia sono cresciuti come funghi dall’Albania al Kosovo alla Polonia all’Ucraina alla stessa Georgia. In tutti questi casi, lo stato piu indebitato al mondo ha “generosamente” distribuito aiuti e, soprattutto, promesse: e, da Varsavia a Tbilisi, l’Europa orientale – e adesso quella caucasica – e piena di neo-piccoli borghesi convinti che l’America sia sul punto di regalar loro quel benessere del quale essi hanno gustato gia qualche antipasto (un benessere che, Oltreoceano, comincia invece a scarseggiare…), e che basti assecondare i suoi progetti strategici per vedersi riempire di ogni ben di Dio.

Promesse del genere sono state largamente fatte; o si e lasciato comunque che ci s’illudesse. Qualcuno, caduto sulle prime nella trappola, si sta ricredendo: come sta accadendo a quel che pare in Cekia, in Ungheria e in Ucraina. Qualcun altro – dall’Albania alla Romania – si ricredera probabilmente presto. Piu coriacea sara forse la Polonia, dove sono ancora in troppi ad essere accecati dall’odio antirusso e a sperare che gli americani li aiutino a diventare una subpotenza regionale nell’Est europeo. Ma, quanto ai georgiani, il loro caso sembra particolarmente patetico. Il presidente-semidittatore Saakasvili prima li ha illusi con la favola dell’ingresso nell’Europa e nella NATO, e soprattutto con l’alleanza a doppio filo con gli USA, come toccasana di tutti i loro mali; poi li ha gradualmente indotti a lasciar perdere con quelle autentiche risorse della Georgia ch’erano (e restano) l’agricoltura e soprattuto la produzione enologica e il turismo (i campi sciistici del Caucaso, le spiagge del Mar Nero), due cespiti di ricchezza che venivano assicurati e valorizzati grazie a una clientela ovviamente soprattutto russa, che la crisi politica tra i due paesi ha fatto sparire; quindi li ha ubriacati con le prospettive ipernazionalistiche e microimperialiste della loro egemonia sulle altre etnie caucasiche; e infine, non riuscendo piu a cavalcare il malcontento ch’era sforciato, anche e soprattutto nella capitale, in proteste pesantemente represse, ha cercato di sviare la loro attenzione calcando la mano su Abkhazia e Ossezia meridionale fino a provocare una reazione che a sua volta ha determinato l’avvio della crisi. Ma la durissima lezione inferta loro dalla Russia sembra che, se non altro, li abbia scossi dal loro beato letargo: e lo stesso Saakasvili, da cinico diventato patetico, si e ripetutamente lamentato del fatto che, a parte il piano demagogicamente denominato “USAid” attraverso il quale gli statunitensi hanno distribuito ai poveri georgiani del nord, colpiti dai raids russi, qualche genere di conforto (vecchia tattica: i piu anziani tra noi ricordano bene l’UNRRA e il Piano Marshall, per il quale anche recentemente Berlusconi ha ricordato che gli italiani dovrebbero “essere riconoscenti” agli USA…), per il resto gli americani e la NATO abbiano fatto ben poco per difendere il suo paese dall’ “aggressione” russa. Ma davvero il premier pensava che qualcuno, da noi, fosse pronto a morire per Tbilisi? O comunque a rischiare piu di tanto per una discutibile scelta tattica degli Alti Comandi USA?

Del resto, c’e di piu: e di peggio. E’ del tutto corretto diffidare di qualunque scelta militare intrapresa con l’alibi della “difesa preventiva”, d’accordo. Il fatto e tuttavia che alla CNN, nell’agosto scorso, Putin ha dichiarato: “C’erano cittadini americani nell’area del conflitto durante le ostilita in Georgia. Bisogna ammettere che possono essere stati li solo su ordine diretto dei loro capi. Qualcuno in lUSA ha confezionato questo conflitto per cerare un vantaggio per un candidato presidenziale”. E il generale Nogovitsyn, vicecomandante dello Stato Maggiore russo, ha esibito prove che paiono irrefutabili e che documentano la massiccia presenza di materiale militare fornito alle forze georgiane nonche, purtroppo, anche di “consiglieri militari” di funesta memoria (cfr. il Vietnam, il Guatemala ecc.). Ma il generale Nogovitsyn non ha certo vuotato tutto il suo sacco. C’e infatti di piu: e qui la faccia tosta di quelli che sono gli autentici aggressori sfiora il ridicolo. Secondo il quotidiano “Izvestia”, il governo statunitense avrebbe avuto l’impudenza di chiedere a quello russo la restituzione di sei veicoli Hummer, abbandonati dai georgiani in fuga a Gori e muniti di sofisticati strumenti, addirittura in grado di connettersi con i satelliti militari USA per l’allarme rapido antimissile: insomma, per le “guerrre stellari”. I veicoli sarebbero dotati anche dei “codici-chiave”, sarebbero insomma un vero e proprio centro di comando e di controllo, che proverebbe – fra l’altro – come gli statunitensi siano entrati direttamente nel conflitto russo-georgiano. Nella diplomazia ufficiale d’una volta, si sarebbe trattato d’un autentico casus belli: lirresponsabile classe dirigente americana uscita dalle elezioni presidenziali del 2000, quella del “Project for the New American Century”, quella dell’aggressione all’Afghanistan e all’Iraq, sta facendoci rischiare sul serio al guerra mondiale. Ma i nostri mass media e i governi europei fischiettano allegramente sull’orlo dell’abisso. Per fortuna alcuni tra i piu epricolosi figuri di questa cricca, tipo Rumsfeld e Wolfowitz, si sono messi fuori gioco da soli, vittime della loro stessa hybris. Ma e una consolazione magra: il peggio. A partire dal capintesta Cheney, e ancora saldo e sopravvivera purtroppo anche all’auspicabile sconfitta del 2009, e non ci saranno Obama che tengano.

Comunque la loro sconsiderata politica, avendo da molto tempo seminato vento , sta ormai evidentemente raccogliendo tempesta. I russi rispondono all’accerchiamento missilistico seminando i loro SS-300 e SS-400, che stanno gia arrivando massicciamente in Bielorussia; la Cina, pur non avendo alcuna voglia di contrariare troppo gli Stati Uniti che sono il loro principale debitore economico rischiando di offrir loro un pretesto per ritardare ulteriormente il pagamento dei pesanti debiti, ha quanto meno “espresso comprensione” per le ragioni russe; e pare che perfino la Turchia si sia mossa in analoga direzione. Il che e particolarmente serio: intanto perche i turchi sono stati finora, con gli israeliani, gli alleati piu sicuri degli USA nel Vicino Oriente (ma la politica americana nei confronti dei curdo-irakeni ha cambiato le cose); poi perche la Russia e l’ “avversario geopolitico” inevitabile per tutto quel che riguarda lo specchio del Mar Nero, ed e stata direttamente danneggiata dal conflitto russo-georgiano dal momento che i russi sono entrati in posesso del porto di Poti e perche il gasdotto della Georgia termina nel porto turco di Ceyhan.

Infine, una nota consolante. Forse le opinioni pubbliche “occidentali”, a cominciare da quella italiana, sono davvero fatte di “panpoti”: di gente che le beve tutte. Ma i loro governi, perfino il nostro, non condividono – a dispetto delle loro dichiarazioni ufficiali – la loro beata ingenuita. Come giustamente faceva notare Lucio Caracciolo su “Repubblica” del 14 agosto scorso, i leaders e gli apparati diplomatici europei, al di la delle loro dichiarazioni ufficiali, hanno preso una posizione sostanzialmente molto meno antirussa, in occasione dela crisi caucasica, di quanto hanno voluto far credere. In realta sanno bene di aver bisogno della Russia per il gas e il petrolio: e conosciamo fin troppo bene la fine miserabile che fanno da noi le “questioni di principio” e le “questioni morali”, quando entrano in rotta di collisione troppo diretta con gli interessi dei Padroni del Vapore. Lo sa bene Berlusconi, che nel salotto buono della finanza internazionale non e mai stato accettato, e che anche per questo, ad onta di tutto il suo plateale e perfino patetico filoamericanismo, non ha mai rinunziato agli abbracci e alle pacche sulle spalle all’”amico Putin”. Pecunia non olet, e stato detto. Ma l’odore acre del petrolio e del gas naturale e Chanel numero Cinque alle narici dei Soliti Noti, anche di quelli che sostengono che bene o male i russi sono come stanno le cose come stanno le cose restati tutti comunisti, e che i comunisti, come tutti sanno, mangiano i bambini.

D’altro canto, non e che il bastimento americano stia affondando, ci mancherebbe altro: c’e ancora tempo. Pero, ad onta dei suoi colossali armamenti che certo incutono rispetto, dalla sua stiva economica, finanziaria e sociale provengono allarmanti scricchiolii: se n’e ben accorto Barak Obama, e bisogna essere imbecilli o disonesti come il falso eroe di guerra Mac Cain per far finta di nulla. Per cui, non c’e da meravigliarsi se certi topolini di casa nostra, pur senza ancora lanciare il fatidico “Si-salvi-chi-puo!” e abbandonare la nave, stanno comunque gia approntando con apparente noncuranza le scialuppe di salvataggio. Chissa chi sta gonfiando i gommoni, nelle cantine del “Corriere” e del “Foglio”…

Franco Cardini